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Calcio, Personaggio

L’arbitro Minelli: “La Serie B, un sogno che inseguo da 15 anni”

Daniele Minelli di Varese arbitrerà in Serie B. La sua promozione è stata comunicata ufficialmente qualche giorno fa. Di varesini a dirigere partite in cadetteria non se ne vedevano da anni. L’ultimo arbitro della sezione di Varese a questi livelli prima di Minelli è stato Cesare Gussoni, che a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70 ha arbitrato in Serie A e ha raggiunto il vertice della carriera diventando il presidente dell’Aia. Un traguardo dunque importante quello di Minelli sia per lui che per la nostra provincia. 31anni di Morosolo, lavora nell’azienda di famiglia.
Daniele, come sei diventato arbitro?
“Ho desiderato farlo sin da quando giocavo a calcio. Ho iniziato il primo corso a quindici anni e ho cominciato ad arbitrare gli Esordienti, poi via via ho scalato tutte le categorie”.
C’è chi dice che tu abbia tutte le carte in regola per arbitrare a livello internazionale tra non molto…
“Sono contento di questo, ma di certo non sta a me dirlo. Deciderà chi mi deve giudicare. Quelli sono livelli da sogno. Sono già contento così, vedremo cosa succederà”.
Cosa vuol dire per te la Serie B?
“È un sogno che si avvera. Sarà bello arbitrare ma anche molto impegnativo. È un livello molto difficile ma anche stimolante. Ringrazio chi ha creduto in me e mi ha dato la possibilità”.
Ti aspettavi la promozione?
“Sì, lo immaginavo viste le designazioni delle ultime partite, ma vederlo scritto è stato tutta un’altra cosa. Una bella soddisfazione”.
Sicuramente non arbitrerai il Varese, tifi la squadra?
“Ho visto diverse partite del Varese, ma perché mi piace guardare il calcio e non perché sono tifoso”.
Qual è la partita più difficile che hai arbitrato?
“La più difficile per importanza è stata la finale playoff per la B Latina-Pisa.È andata bene e adesso sono qua”.
Nella scorsa stagione hai arbitrato partite soprattutto nel sud Italia, ci sono differenze di condizionamento tra gli stadi del sud e quelli del nord?
“Direi di no perché noi arbitri non siamo condizionati dall’ambiente. Inoltre saliamo di categoria gradualmente in modo tale da non sentire la pressione di partite importanti. Devo dire però che è molto più bello arbitrare in uno stadio pieno”.
Il comportamento della tifoseria durante una partita vi influenza talvolta?
“In linea di massima no perché i commenti dei tifosi, dal campo, non li sentiamo neanche. Sia noi che i giocatori pensiamo ad altro, siamo concentrati sulla gara”.

Elisa Cascioli