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Personaggio, Varese Calcio

Intervista dagli spalti a Giancarlo Pigionatti

I tifosi varesini, magari con qualche capello bianco, lo ricorderanno sicuramente, il giornalista  Giancarlo Pigionatti (in foto in compagnia di Fascetti), colui che ha scritto pagine intere sulla cronaca sportiva della  Prealpina per oltre un trentennio. Il molti attendevano con ansia  l’articolo di commento del lunedì, sempre pungente ed ironico. Ad onore di cronaca, assieme a Pigionatti, bisogna ricordare altri due grandi cronisti che hanno raccontato lo sport della nostra provincia con grande professionalità, competenza e zelo: Natale Cogliati ed Egisto Marocco. Ma torniamo a Pigionatti, intervistato durante Varese-Sassuolo.
Un commento sulla partita?
«Primo tempo, fotocopia della prestazione con l’Empoli. La squadra pareva bloccata, e ha commesso anche diversi errori. Secondo tempo, da cardiopalma: grande rimonta, grande calcio. Se giocassimo sempre come nei secondi 45’, non ci sarebbe nulla fa fare per nessuno. Vorrei fare un plauso alla dirigenza biancorossa, che sta portando avanti con impegno questo ambizioso progetto».
Dei tifosi varesini cosa dici?
«I supporter di Varese, li ho sempre definiti contenti e non contenti. Contenti in quanto come quest’anno stiamo disputando un eccellente campionato. Non contenti perché si vuole sempre di più e la critica è sempre dietro l’angolo. Ma è il calcio che è fatto così, senza polemiche sarebbe come bere lo champagne senza le bollicine».
Chi sono i personaggi che ti sono rimasti più nel cuore nel calcio del Varese?
«Bella domanda. Per risponderti dovremo avere a disposizione molte pagine. Ho conosciuto tante persone, calciatori, dirigenti, tecnici. Litigavo, per divergenza di opinione, con diversi allenatori come Fascetti e Maroso, ma poi tutto finiva con una pacca sulle spalle. Chi mi è rimasto più nel cuore sono Colantuoni e Anastasi: Pietro tuttora è il mio idolo, uomo veramente attaccato ai colori della maglia biancorossa e alla città».
Racconta qualche curiosità su grande Peo Maroso…
«Quando arrivavo allo stadio per le interviste, Maroso mi apostrofava così: “sta arrivando il figlio di Valcareggi”, noto commissario tecnico della nazionale in quegli anni. La storia andò avanti per parecchio tempo, tanto che una sera la fidanzata del fortissimo terzino sinistro Valmassoi, timidamente mi chiese se era vero, pensate che leggenda metropolitana».
Su Eugenio Fascetti?
«L’ uomo del furore. Un tecnico che faceva giocare al calcio così come era il suo carattere. Grande personaggio. Pensate , che prendeva spunto da altri sport come il rugby per portare innovazioni nel calcio di allora».
Qualcosa su Giovanni Borghi?
«Un uomo di una lungimiranza straordinaria. Prese Alfredo Casati, general manager della Simmenthal (pallacanestro) e lo portò nel calcio. Casati fu lo scopritore di Anastasi. Poi istituì la figura del preparatore atletico, e venne preso Nico Messina, allenatore della allora Mobilgirgi».
Torniamo all’attualità: il Varese ce la farà ad andare in Serie A?
«Né è passato di tempo: l’ultimo articolo del Varese in serie A lo firmai io, adesso vengo intervistato. Il Varese in A? Facciamo una novena a San Vittore».

                                                                                  Claudio Ferretti