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I pensieri di Gina&Pina

Pina & Gina pro Burundi e…

Pina: ciao Gina
Gina
: ciao Pina, prima di iniziare ogni discorso prendi la matita e scrivi!
Pina
: cià, vediamo cos’hai in ballo. Va che la spesa l’ho già fatta e sono tutta ingolfata, stomaco e gola. Non farmi uscire a prender freddo.
Gina
: oh va che al momento non sono inferma. Per far la spesa e far dietro al Cecco sono ancora autonoma. Hai letto della scuola in Burundi che vogliono costruire il Cimberio, il Caielli e compagnia bella? Contano di farla nella Missione del VISPE.
Pina
: si ho letto qualcosa. Solo che a dar retta a tutti la pensione non la vedo neanche!
Gina
: allora, prima roba donare è un piacere e non un obbligo. Seconda cosa non devi dar retta a tutti ma a chi dimostra di fare del bene senza ombre. Terza e ultima cosa far parte di un progetto come quello di “Una scuola per vivere” è un privilegio che fa star bene chi da e chi riceve.
Pina
: mamma mia che missile che sei! Basta toccarti dentro su ste cose e ti accendi come un motore della missione Apollo. Se me lo dici tu ci credo ma io come faccio a sapere o a controllare se chi lancia queste cose è buona o cattiva gente. Con tutto quello che si legge e si sente uno alla fine per non prendere qualche sberlone non da più niente a nessuno.
Gina
: vero. Ma facendo così ci vanno di mezzo i più deboli. Prendiamo il Burundi. C’è corruzione? Vero. Circolano armi? Vero. E allora? A chi come gli uomini e le donne del VISPE sono sul posto da quasi cinquant’anni possiamo dare un mano o no? Allora anche a sta povera Italia nessuno dovrebbe dar retta. Anche noi in fatto di corruzione e traffico d’armi possiamo dire la nostra mi sembra!
Pina
: ecco appunto, allora visto che sei carica a molla te ne dico un’altra: con tutti quelli che non stanno bene in Italia dobbiamo pensare al Burundi?
Gina
: so che lo dici solo per incendiarmi e quindi ti accontento: questa è la tipica obiezione di chi non farebbe un bel cavolo di niente neanche per chi abita sul suo pianerottolo! Prendiamo il Cimberio anzi, i Cimberio. Stavolta guardano in Burundi ma da tempo guardano San Patrignano e solo l’anno scorso hanno contribuito ad attività e iniziative rivolte all’attività sportiva per disabili. Hai letto proclami e visto manifesti celebrativi da qualche parte? Eppure hanno fatto, come tanta altra gente che fa. Per fortuna. 
Pina
: solo una correzione. Guarda che non si dice “disabili”, si dice “persone con disabilità”… 
Gina
: si brava, e noi non siamo “vecchie”, siamo persone con rughe, vene varicose e dolori. Ma va durmì Gina! Io i disabili li chiamo come li hanno registrati all’anagrafe mamma e papà. Poi per far capire di cosa sto parlando dico “disabili”. Non mi vergogno di averli chiamati per tanti anni “handicappati”. Sono amica di chi vuol ricambiare la mia amicizia e sono vicina come posso a chi non vuol stare da solo. Sempre e comunque! La altre baggianate del tipo “diversamente abile” le lascio volentieri ai “portatori di saluti”, ai “commossi occasionali” e agli “apostoli della lacrima” cronicamente lontani anni luce dalle concrete necessità della gente comune che per disabilità o altro è costretta a vivere la quotidianità come una gara di sopravvivenza.
Pina
: quando parli così a raffica mi fai paura. Va bè ma hai iniziato col darmi un ordine e io ho la matita in mano da dieci minuti. Mo’ che sei partita con il tuo delirio, con sta matita cosa devo fare?  
Gina
: scrivi: Coordinate Bancarie VISPE: Monte Paschi Siena, Agenzia Locate Triulzi (MI)
IBAN: IT84X0103033290000001079279, Causale: Progetto UNA SCUOLA PER VIVERE – Prov. di Karuzi  - BURUNDI
. Se invece sei così sciura d’avere la carta di credito chiama tuo nipote e digli di “accompagnarti” su internet al www.cimberiorun4africa.it.
Pina
: tutto scritto. Oh meno male che doveva essere solo l’inizio di sta chiacchierata!
Gina
: una volta tanto che non parliamo di aria fritta possiamo prenderci tutto lo spazio che vogliamo. Sono certa che anche i nostri capi sono d’accordo.
Pina
: magari poi ci danno una copia del Varese Sport di carta da portare in Burundi per darla in mano a un professore o a un ragazzo e scattare una bella foto.
Gina
: mah, ti dirò, a me quelle rappresentazioni lì non è che mi fanno impazzire.
Pina
: era così per dire.
Gina: no dai, noi dobbiamo essere quelle del “così per fare”. La foto con le persone giuste ci può stare ma a Varese come in Burundi la cultura deve essere quella del “fare”.
Pina: oddio mi viene in mente una cosa che se te la dico ti riacendi…
Gina: non sono ancora spenta. Vai!
Pina
: una mattina di settimana scorsa, in centro a Varese c’era la politica che protestava contro la decisione del nostro governo di metterci con Como capoluogo. Nello stesso momento, nel cortile della Cooperativa “La Finestra” di Malnate i rappresentanti della Fondazione Comunitaria del Varesotto e quelli della BCC di Cantù consegnavano ad operatori e famigliari della realtà sociale malnatese un nuovo pulmino. Una certa Malnate con il Sindaco c’era. Una certa Varese c’era. Anche una certa Cantù c’era. Le istituzioni no, quelle non c’erano. Erano impegnate a difendere un confine caro solo a chi non vuol dividere sedie e tavole imbandite.
Gina
: qualcuno ai nostri tempi cantava “…vedrai, vedrai, vedrai che cambierà. Forse non sarà domani ma un bel giorno cambierà”.
Pina
: appunto, era Luigi Tenco, lo cantava nel ’67 quando si è sparato…
Gina
: va che è ormai certo non sia stato un suicidio…
Pina
: ammesso e non concesso sarebbe ancora peggio…
Gina
: in effetti…
Pina
: cià, dam un basìn Gina. Alla prossima.
Gina
: basìn Pina.

Pina&Gina