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I pensieri di Gina&Pina

Tagli Meneghin papà e un diversamente derby

Pina: Ciao Gina, tutto bene?

Gina: Ciao Pina. Sono un taglio unico ma tiro avanti, come tutti. 

Pina: come hai fatto a tagliarti? 

Gina: oh Pina! Vieni giù dalla pianta. E’ il Monti che mi ha tagliato. Tra noi volontarie del ricovero l’abbiamo ribattezzato “il Monti di Pietà”.

Pina: eh bè! Da come si era presentato cosa potevamo aspettarci. In sto governo sono tutti professori o banchieri. Che attenzione possono mai avere per chi da anni aggiunge buchi alla cinghia? Tutti i governi che abbiamo visto passare si sono presentati con un bel sorriso per poi farci piangere. Questo si è presentato con un ministro in lacrime! Arriva tu alle conclusioni che vuoi. 

Gina: poveri noi. Senti un po’. Alla fine del derby con Milano, sul parquet del Pala Whirlpool sono saliti i bambini del minibasket. Uno spettacolo! Chiari, scuri, occhi a mandorla, occhi vispi. 

Pina: .e occhi tristi. Ho tirato fuori dalla borsetta la mia Poket Istamatic per fare una foto a un bambino seduto per terra davanti al bancone dei giudici. Sembrava disperato! 

Gina: l’ho visto, l’ho visto. Era solo un po’ abbattuto perché ha dovuto lasciare il posto ad un compagno. Il turnover fa danni anche tra i bambini. 

Pina: vuoi dire che tra i bambini e i campioni celebrati, incensati e strapagati non c’è differenza? 

Gina: voglio dire! Quando leggo del tale abbattuto perché gioca poco e del tizio che dopo aver firmato un contratto più o meno milionario lo vuole stracciare o cambiare perché.”altrimenti è mobbing”, mi vien voglia di rimettere in funzione lo spargi letame del mio nonno e andare a beccarli sottocasa per profumarli a dovere! 

Pina: quando vai dimmelo che ti do una mano. A proposito del palazzetto, nel derby con Milano ho risentito il caro e vecchio “forza Varese” gridato da tutto il pubblico di ogni settore. Ho fatto un salto indietro di trent’anni. 

Gina: sai che mi fatto lo stesso effetto! Però solo per qualche minuto. Poi sono tornata ad aprire gli occhi sulla partita e.Ossola, Meneghin, Raga, dove siete? 

Pina: in effetti.consoliamoci con la Milano che abbiamo visto.Rubini si sarà rivoltato nella tomba. 

Gina: va bè ma parliamo di donne! La Pallavolo Yamamay vola come il suo simbolo: la farfalla. 

Pina: il lavoro paga cara mia. Almeno nello sport è ancora così. Ovviamente condito con talento e competenza. Peccato solo che le biancorosse del nostro amico Michele Forte siano in corsa per vincere un campionato che assomiglia sempre di più al Calvario della pallavolo femminile italiana. E meno male che i talenti non mancano. Tanto che facciamo paura al mondo, grazie anche alle due sorelline varesine Lucia e Caterina Bosetti 

Gina: mi stai dicendo che anche nella pallavolo femminile come nel basket, nel calcio, nell’atletica leggera, ecc., ecc., il problema è nel manico? 

Pina: voglio dire! Dal CONI in giù ci sono più commissari che in una questura! 

Gina: e quindi? 

Pina: e quindi spero che alle prossime Olimpiadi si faccia la figuraccia che meritiamo in modo che la base ritrovi l’entusiasmo e la forza di spazzar via le costose mummie che ci raccontano da una vita di governare, sostenere e promuovere l’attività motoria e sportiva. 

Gina: uella che legnata! 

Pina: qui ci tassano anche l’aria. Almeno per dire la mia posso essere esentata o devo versare un obolo?
Gina
: gratis Pina! Per adesso è gratis. Ma non fare ste domande a voce alta perché rischiano di diventare pericolose indicazioni. 

Pina: un’ultima cosa. Sempre nel derby con Milano, a pochi metri l’uno dall’altro erano esposti due striscioni. Uno di grande gioia per la nascita della figlia di Andrea Meneghin, l’altro dedicato al piccolo Mattia, scomparso in un incidente sulla neve. Ai brividi nel ricordarmi la gioia nel diventare genitori ho sentito sulla pelle e nel cuore il dolore di un genitore nel perdere un figlio. Un dolore che posso solo immaginare.  

Gina: è stato bello anche il gesto dei giocatori che prima di iniziare la partita hanno esposto sul campo un altro striscione con scritto “ciao Mattia”. Ai genitori di Mattia va tutto il nostro affetto con l’augurio di trovare la forza per vivere una vita più serena possibile.  

Pina: adesso che mi viene in mente. Anche il bambino che ho fotografato si chiama Mattia. Ma allora era triste solo perché ha saputo dell’altro piccolo Mattia volato in cielo. 

Gina: e allora il Mattia nella foto e i suoi genitori devono star tranquilli. Ora hanno un angelo custode in più. 

Pina: mettiamola così Gina. Consoliamoci così.un basìn amica mia

Gina: basìn Pina.